06-11-2007
Valutazione di stabilità ed interventi agronomici di recupero di un esemplare arboreo
Autore: AR.ES. s.a.s. - Ferrara Tipo intervento: Indagini tecniche e recupero Periodo realizzazione: 2003 Riassunto: Indagine di stabilità di un esemplare arboreo di Quercus sp. allo scopo di determinarne la suscettibilità ad incorrere in cedimenti strutturali e predisporre un adeguato programma per la sua gestione agronomica ed arboricolturale. Oggetto di indagine e contesto L’albero esaminato appartiene probabilmente alla specie Quercus pubescens, anche se non è stato possibile, con i soli metodi di campo, pervenire ad una identificazione certa. L’esemplare, adulto e di grandi dimensioni, è radicato su un terreno debolmente inerbito tendenzialmente inclinato e posto a margine di un percorso asfaltato che si ricollega al parcheggio delle autovetture. La presenza della piccola strada, unitamente ad un pozzetto posto in prossimità del colletto, si configura come un’effettiva limitazione al libero sviluppo dell’albero e si presume che, trattandosi di manufatti relativamente recenti, la loro realizzazione e posa abbia comportato un disturbo alle porzioni epigee della Quercia. LE INDAGINI SVOLTE Le indagini fitosanitarie e di stabilità sono state eseguite secondo la metodologia V.T.A. (Visual Trees Assessment), ovvero attraverso l’individuazione visiva di sintomi esterni di eventuali difetti strutturali, successivamente integrata da indagini strumentali. Per queste ultime si è ritenuto opportuno ricorrere all’utilizzo di un penetrometro elettronico con cui valutare le caratteristiche biomeccaniche dei tessuti legnosi interni. L’esemplare esaminato è stato poi catalogato sulla base dello schema internazionalmente noto come F.R.C. (Failure Risk Classification). Si è ritenuto opportuno procedere ad uno scavo manuale che permettesse un esame visivo diretto delle prime vie radicali. Lo scavo ha permesso di verificare che la Quercia ha subito un significativo ricarico di terreno e che l’originale livello di radicazione era pianeggiante e non inclinato come appare oggi. Da porzioni necrotiche delle principali radici di ancoraggio è stato prelevato un campione di tessuti alterati per individuare il patogeno coinvolto. Analogamente è stato raccolto del terreno su cui effettuare indagini atte a determinare la microflora edafica. Le radici risultano ben raccordate al colletto ma anche a questo livello anatomico, tuttavia, sono stati evidenziati sintomi di processi degenerativi dei tessuti legnosi ed incrostazioni miceliari. Gli esami di laboratorio eseguiti hanno permesso di attribuire questi reperti al fungo lignivoro Daedalea quercina. In ragione della sintomatologia esteriore, l’esemplare è stato sottoposto a 9 prove strumentali effettuate prevalentemente al colletto ed in misura minore alla porzione inferiore del tronco. E’ stato evidenziato un processo degenerativo a carico del contrafforte principale, ma l’alterazione è comunque relativamente modesta ed appare solo debolmente in espansione. Interventi agronomici Le condizioni complessive dell’albero esaminato non sono particolarmente preoccupanti dal punto di vista vegetativo e fitostatico. L’esame dell’albero, sia ipogeo che epigeo, ha permesso di individuare nell’elevazione del piano di campagna la causa principale dei fenomeni patologici descritti. In effetti l’alterazione delle dinamiche dell’acqua nel suolo, la riduzione del grado di ossigenazione delle radici e la probabile lesione meccanica di alcune di esse hanno permesso l’insediarsi dei funghi del genere Daedalea, che sono stati individuati non solo al colletto come corpi fruttiferi e come micelio ma anche sulle porzioni alterate delle radici. La specie di patogeno coinvolta, non particolarmente aggressiva, e il buon vigore dell’albero consentono tuttavia la predisposizione di un programma agronomico atto a rallentare la possibile progressione delle alterazioni strutturali rilevate. In sintesi questo programma comporta la modifica della copertura dell’apparato radicale e l’impiego su quest’ultimo di prodotti a base di biostimolanti e microrganismi antagonisti dei patogeni riscontrati. Per quanto riguarda gli interventi arboricolturali si è prescritta la rimonda del secco associata ad un ricontrollo delle condizioni della quercia su base triennale. Gli interventi agronomici indicati potranno garantire il benessere della quercia indipendentemente dal ricarico di terreno subito. Resta tuttavia indispensabile provvedere all’integrità futura dell’apparato radicale preservandolo, per quanto possibile, da ulteriori disturbi, a tale scopo si è suggerito di recintare l’area più prossima al tronco, coincidente con lo scavo effettuato, evitando così anche il semplice calpestio pedonale. AR.ES. sas
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